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Anna Pontel

Anna Pontel, Madre, 2019
tubi e snodi idraulici
200x95x55 cm
photo courtesy © Elena Grimaz

Il materno e il domestico: queste le due immagini emblematiche su cui riflette Anna Pontel attraverso due lavori evocativi, connessi intimamente con la sua produzione artistica.

Nel primo caso, attraverso il mezzo dell’opera d’arte, l’artista friulana si interroga, e invita l’osservatore a interrogarsi, egli stesso, sul tema della maternità, nelle più disparate accezioni e declinazioni. Costituita da elementi modulari combinati tra loro, Madre (2015-2019) è un’installazione che si impone come un ossimoro visivo. Nell’immaginario, tubi idraulici e snodi di acciaio zincato, che intersecati tra loro compongono la scritta omonima, poco si conciliano con l’idea comune del materno. La madre, infatti, non è intesa come genitrice bensì come qualsiasi figura di accudimento e, in senso più ampio, come origine, sorgente, causa, principio, fondamento.

Un’opera inedita, realizzata ad hoc per la rassegna di quest’anno, è invece Casa (2019). Anna Pontel ricostruisce tutti gli ambienti della sua casa natia attraverso quattordici volumi in scala ridotta. In questo plastico atipico, le pareti reali si smaterializzano e diventano aria, mentre l’aria delle stanze prende forma in solidi di cartone dipinti di bianco. Si assiste a un’inversione tra muri perimetrali e spazi interni in cui il vuoto diventa pieno e viceversa. L’artista ricostruisce simbolicamente e metaforicamente l’ambiente domestico, in cui ogni volume reca un vissuto personale e intimo, cercando così di «dare forma a ciò che l’ha formata».