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Letizia Scarpello

Letizia Scarpello, Why do things have to be so hard #1, 2017
“Mousse Magazine” n.54, filo di ferro e gomma nera
40x30x30 cm
photo courtesy © t-space

Al centro della ricerca estetica di Letizia Scarpello, ricorrono i concetti di spazio e di relazione – in quanto sistemi comunicazionali – e le questioni relative all’odierno sistema dell’arte contemporanea. L’artista pescarese attraverso le sue opere cerca infatti di mettere in discussione stereotipi e luoghi comuni.

La serie Why do things have to be so hard #1 (2017-2019) è un ciclo di lavori ancora aperto e in evoluzione. Sulla rivista “Mousse Magazine” – noto trimestrale d’arte contemporanea – Letizia Scarpello ha praticato degli innesti di tipo scultoreo con fil di ferro e gomma. L’opera si pone come critica ai media specializzati e alle moderne piattaforme di pubblicazione sul contemporaneo, che puntano all’impatto visivo a scapito del «primato spirituale» e del «valore inconscio del fare arte». Al contempo, è anche una forma di dissenso verso i nuovi trend digitali dell’arte.

Nell’installazione site specific Diserta (2016-2019), l’artista realizza degli interventi nelle sale del Castello di San Vito al Tagliamento, disseminando degli elementi in gommapiuma realizzati ad hoc. Lo spettatore è così costretto a guardare lo spazio con nuovi occhi e a seguire con lo sguardo traiettorie insolite. L’artista tenta di ri-educare l’occhio dell’osservatore, chiamato a superare i consueti modi di fruizione delle architetture e dell’arte.