Premio In Sesto

Chantal Vey

(Saint-Agrève, 1970)

La ricerca di Vey si esprime mediante la pratica del nomadismo e della narrazione fotografica utilizzata per trascrive il movimento, i suoni, la diversità dei paesaggi e la ricchezza degli incontri che segnano le storie dei suoi viaggi. Il cammino, la fotografia, il video e la scrittura si fondono in un’unica forma espressiva aperta alle suggestioni estetiche di una realtà dove la figura umana rimane ai margini della visione.
Per questa mostra sono esposti un video e una serie di disegni. Contro-corrente #3 (2018) è il risultato di un viaggio al contrario e in tre parti che l’artista compie dal 2014 al 2017, ripercorrendo l’itinerario intrapreso da Pasolini nel 1959 da Ventimiglia a Trieste, a bordo della sua Fiat 1100. Vey rivisita i luoghi descritti dal poeta sessant’anni prima, raccogliendo fotografie, video, suoni, parole da incontri casuali e convogliati nella trilogia Contro-corrente #1, #2 e #3. Dalla serie Iconographie Pasolinienne (2019) sono qui esposti dodici disegni su carta che si ispirano ad una raccolta di ritratti fotografici di Pasolini, della famiglia, dei suoi amici e di alcuni siti romani dei primi film, rivisitati mediante un solo segno. Le immagini quasi spettrali sono uniche e irriproducibili: la traccia ha origine dal gesto, dalla velocità dello sfregamento e dall’inchiostro impresso sul foglio.

Il progetto per il Premio In Sesto

Vieni ad ascoltare i fiumi del mio cuore

Per Piazza IV Novembre Vey propone una installazione il cui titolo è il primo verso della raccolta pasoliniana di poesie in dialetto Dov’è la mia patria che rimanda, anche, alla descrizione della rivolta di contadini e operai friulani ne Il Sogno di una cosa. Da qui il frammento « […] scuotendo la bandiera» che è stato, per l’artista, punto di partenza per questo nuovo lavoro come, anche, l’analisi dei fatti storici e politici connessi a questa Piazza e il legame familiare e pedagogico di Pasolini al Friuli.
L’installazione si compone di tre bandiere, veicolo di una storia personale e collettiva, con cui Vey invita le persone a celebrare uno dei più grandi pensatori del Novecento. “Poeta delle ceneri” con fondo rosso, simbolo di ribellione, mostra la scritta e un ritratto di Pasolini, motivo iconico nella ricerca dell’artista. “Ahi madre!” con fondo chiaro rosato, simbolo di amore, accoglie un’immagine tenue, privata, dove madre e figlio sono uniti in un abbraccio. “Fantasma” ha la sola scritta in dialetto che rimanda alla perdita del fratello minore. In questa installazione parole e immagini sono risvegliate del vento, la poesia ha il ruolo di lotta politica e popolare, arma di resistenza e atto di resilienza.

Chantal Vey vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi in Storia dell’Arte a Lione e a seguito di un anno di ricerca in Italia, si specializza in fotografia. La prima residenza all’estero sancisce l’inizio della sua forma di lavoro nomade continuamente rinnovata dalle numerose esplorazioni in Europa e Cina. Negli ultimi anni il suo approccio è orientato verso lo studio dei territori di confine: nel 2010 ha percorso i 1386 km del confine belga e nel 2014 ha costeggiato l’Italia seguendo l’itinerario intrapreso sessant’anni prima da Pier Paolo Pasolini e raccontato nel diario di viaggio La lunga strada di sabbia.