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Antiche Carceri

Le Imperiali Regie Carceri Pretoriali asburgiche sorgono a ridosso del centro storico di San Vito in un’area delimitata dalla confluenza di due vie, Stazione, già strada della Fossa, e dei Filippini, dove un tempo era presente l’abitazione e l’officina di un fabbro ferraio.

Possiamo circoscrivere l’arco temporale della loro realizzazione tra la fine del 1834 e il 1839 anno in cui vi fece ingresso il primo custode Tiziano Genova (1800 – 1847), giunto da Pieve di Cadore con la sua numerosa famiglia. L’edificio si presenta con un alto e massiccio muro in bugnato di forma semicircolare che delimita il cortile e in parte scherma il corpo del fabbricato. A piano terra una cancellata in legno a tutta altezza separa la parte abitativa del custode, costituita da una cucina e un ufficio, da quella di detenzione dotata di due celle di piccole dimensioni con ingressi ribassati, porte di sicurezza in legno e inferriate alle finestre. Altre cinque camere detentive si trovano al piano superiore. La casa di pena era sorvegliata da un piccolo corpo di guardia stanziato poco distante.

Il 16 dicembre 1850 viene bandito un avviso d’asta per restaurare e ampliare l’edificio, che permetterà di creare nell’ammezzato un vano destinato a camera da letto per il custode.

Nel 1875 l’amministrazione comunale manifesta la volontà di acquistare la struttura carceraria ottenendo il nulla osta dal ministro dell’Interno, Agostino Depretis, il 16 febbraio 1879. Le carceri sanvitesi, prima imperiali, poi regie e infine mandamentali, pur ricoprendo negli anni un ruolo secondario, in quanto vi venivano recluse le persone in attesa di giudizio per reati minori, sono riuscite a conservare le storie e i sogni di tanti detenuti, che sugli intonaci delle celle hanno indelebilmente espresso con graffiti e disegni il loro desiderio di libertà. Il 18 settembre 1965 il Consiglio comunale di San Vito al Tagliamento approva la proposta di chiedere al ministero di Grazia e Giustizia la soppressione del carcere trovandosi ≪quasi permanentemente inutilizzato in quanto vengono ricoverati in un anno uno o due detenuti con n. 40 – 50 giornate di presenza≫. Il 1° gennaio 1968 l’istituto di pena termina definitivamente la sua attività.

- Antonio Garlatti, Premio In Sesto dieci anni, catalogo 2019