Punto Fermo

Graziano Negri

Essiccatoio Bozzoli

A cura di Antonio Garlatti

Graziano Negri (Azzahra, 1957 – Castions di Strada, 2013) ha posto il colore al centro della sua ricerca artistica. La sua sperimentazione lo ha portato a utilizzare diverse materie pittoriche composte da colori acrilici, resine poliuretaniche, vernici alchidiche pigmentate con polveri naturali, metalliche, così come ha diversificato l’impiego dei supporti: iuta, legno, alluminio.
Nei suoi primi lavori Sacco al verde (1990) Negri si serve della iuta non intelaiata su cui stende ampie campiture di colore bianco. In questa sorta di minimalismo compositivo, di riduzione all’essenziale, ciò che lo attrae è l’incontro tra colore e superficie.
In una fase successiva incomincia a stendere delle bande colorate orizzontali sulla parte superiore di ampie tele dipinte di bianco: Senza titolo (1992). Ora l’interesse dell’artista non è più rivolto a capire dove avvenga un determinato processo creativo, bensì cosa accada in uno spazio delimitato.
Agli inizi degli anni ’90 è ascrivibile la serie di opere chiamata Eponimi. Qui il colore invade con forza tutta la superficie del dipinto. Utilizzando la tecnica della velatura, la sovrapposizione di diversi strati di colore, ottiene effetti di trasparenza, luminescenza e vibratilità.
Per Negri diventa poi fondamentale fare memoria delle esperienze artistiche del passato. Ecco allora i diversi omaggi fatti a Paolo Veronese, Caravaggio, Rembrandt, Morandi. In Rembrandtiana (1999) sperimenta l’uso del chiaroscuro del pittore fiammingo, mentre in A Paolo Veronese (2006) riscopre il cangiantismo e le marezzature dei colori dell’artista veneto.
Nel ciclo Scaramazza del 2008-2009, Negri enfatizza la gestualità, scava nella materia fino a mettere in risalto il supporto metallico dando vita a vortici, fluttuazioni segniche, connotate dal cangiantismo perlaceo dell’epidermide pittorica, che si rigenerano in un moto perpetuo.
Tra il settembre 2011 e quello successivo dà vita all’ultima sua produzione artistica: La pittura in bosco, che si ispira al libro in versi Il Galateo in Bosco, scritto tra il 1975 e il 1978 da Andrea Zanzotto. La serie è composta da trenta tavole di legno Tulipier. L’artista affidandosi come supporto a un’essenza di origine naturale, com’è il legno, ne deve accettare le sue trasformazioni nel tempo. Negri accoglie questo cambiamento, visibile in particolare nel rapporto colore-luce. Il bosco diventa così metafora della vita, della realtà delle cose. Ci invita ad aprirci, a non tracciare confini.

Graziano Negri (Azzahra, Libia, 1957 – Castions di Strada, 2013) dopo gli studi tecnico-commerciali frequenta la facoltà di lettere dell’università Ca’ Foscari di Venezia seguendo i corsi di storia dell’arte tenuti da Giuseppe Mazzariol, successivamente è allievo della scuola di Conservazione e Restauro della regione Friuli Venezia Giulia a Villa Manin di Passariano. Inizia la propria attività espositiva nei primi anni Ottanta.

Dal 1988 ha collaborato con la Galleria Plurima di Udine e Milano. All’estero ha collaborato con la Galleria Lil’ Orsay di Parigi e APC Galerie di Colonia e Friburgo.

Se agli inizi del suo percorso artistico la sua pittura è di tipo figurativo, molto vicina alle tendenze della Pop art e al figurativismo simbolico, successivamente approda alla pittura astratta, aniconica.

Col suo cenno sollecita e mette all’incanto, 2012
dalla serie La pittura in Bosco
vernici pigmentate su legno Tulipier
60x50 cm

Rembrandtiana, 1999,
poliuretano su tela
110x90 cm

Senza titolo, 1992
poliuretano/acrilico su tela
190x140 cm

Eponimo, 2004
poliuretano su tela
180x140 cm

Scaramazza, 2009
vernici alchidiche pigmentate su alluminio naturale
136,5x100 cm

Sacco al verde, 1990
smalto e acrilico su juta
145x294 cm

Orari di apertura

sabato e domenica
11.00-13.00
14.30-18.30

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Informazioni

Ufficio Beni e attività Culturali Comune di San Vito al Tagliamento
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